15.1.11

aggiornamento_2 Benedetta






























Premessa numero due - studio di stadi

Amo il riciclo. Mi piace indossare abiti che sono stati di altre persone. Se poi sono persone che conosco mi piace ancor di più. Mi piace che gli abiti siano già un po’ sformati. Che abbiano quei piccoli difetti dettati dall’uso quotidiano. Mi piace. Sulle bancarelle all’aperto dei vestiti usati trovo il mio paradiso. Anche quando non compro niente, è curioso vedere cosa la gente sia riuscita a mettere su. Iimmaginarsi feste andate bene o male, pance strette dentro i tubini o gonne che hanno disegnato i primi appuntamenti. Mi diverto.
Ci sono amiche che mi hanno praticamente rivestito dalla testa ai piedi.
E pensare che, spesso, mi sono semplicemente trovata a casa loro mentre facevano il cambio di stagione. E allora ho ricevuto in dono maglioncini colorati, abiti che non avrei mai comprato, pantaloni con modelli che non avrei neanche mai provato e che invece mi stavano bene, gonne che in vetrina non avrei mai neanche guardato. E invece. Basta trovarsi nel posto giusto al momento giusto e il momento giusto sono i cambi di stagione. Anche io, a mia volta regalo sempre qualcosa. Ma sono sempre più le cose che semestralmente ricevo piuttosto che quelle che riesco a dismettere.
Perché io non butto via mai niente. Secondo me gli abiti, come nelle più antiche dottrine induiste, hanno diversi stadi di vita. Il primo stadio di vita è quello legato all’occasione per cui compi l’acquisto. Ad esempio, se acquisiti un maglione per andare in ufficio, il primo stadio di vita dura per tutto il tempo che riesci ad indossarlo in ufficio senza che nessuno ti dica o si accorga del filo che sporge, del buchino, della piccola bruciatura di sigaretta, della macchietta che non se ne va più e che fai finta di esserti provocato sempre un attimo prima che il collega se ne accorga. Quando decidi che il tuo maglione non è più in grado di sostenere l’ufficio e cominci ad indossarlo solo quando esci la sera con qualche amico in una serata rilassante e senza pretese, allora sai che è arrivato al secondo stadio. Quando anche gli amici cominciano a farti notare che non sta bene che una signora vada in giro con la manica sfilacciata o la scollatura slabbrata, allora, passa al terzo stadio e diventa il maglione per casa. Quando ormai lo indossi solo per andare da casa in palestra e ritorno e che non te ne importa niente se te lo fregano nello spogliatoio, allora vuol dire che il maglione ha raggiunto il quarto stadio. Solitamente, al quarto stadio, non mi ha mai fregato niente nessuno, in nessuna palestra. Se si è infeltrito e diventa il maglione per fare i lavori di casa ha traguardato irrimediabilmente il quinto stadio di vita. Poi, lo usi per spolverare e passare l’olio sui mobili di legno. Ma non saprei se riconoscere uno stadio anche a questa condizione. In fondo, l’oggetto era nato come capo di abbigliamento. Questa sequenza va bene più o meno per tutti i capi di abbigliamento con la sola eccezione delle magliette di cotone a maniche corte cui si aggiunge un ulteriore stadio di vita che è quello dei fine settimana al mare. Per loro la pace sembra irraggiungibile ma comunque, anche loro, diventano panni da spolvero.
Le cose che mi da più soddisfazione ricevere in regalo sono i cappotti o i soprabiti. Ecco. Io non indosso proprio una quarantadue e ho le spalle di un camionista berbero trapiantato in Romania i cui avi erano forse parenti di vichinghi, incrociati con qualche altro popolo antico dall’ossatura imponente. Insomma. Ogni volta che provo una giacca o un cappotto, di questi con le spalline carine, con le cuciturine, con i profilini colorati, con i bottoncini… niente … lo abbottono ma le spalle proprio non c’entrano. Non riesco a muoverle. Dovrei prendere un paio di misure in più … ma sinceramente mi rifiuto… ho anche io un orgoglio femmineo. E insomma. Quando invece ricevi un cappotto in regalo, dopo essere stato usato almeno un anno da un’altra persona più o meno dalla corporatura normale, che abbia spalle che si chiamano spalle e non "svasatura del collo", insomma, quando lo indosso, lo sento già comodo. Già mi ci muovo. Insomma, mi sento subito a mio agio. Muovo le braccia in su e in giù senza il terrore che ceda la stoffa.
Ecco perché amo il riciclo. Mi rispecchio nella forma che altri hanno lasciato su abiti che abbinerò in modo talmente scorretto che nessuno si accorgerà di niente... Ecco.

Gli altri post di Benedetta, si possono leggere qui e qui.

11.1.11

Sul Messaggero

Si nasconde nell'armadio per spiare la sua ex: arrestato

MANTOVA (9 gennaio) - Ad Asola, nel Mantovano, un 26enne è stato arrestato per stalking perché si era nascosto nell'armadio della sua ex per spiarla. La donna, 26 anni anche lei, si era accorta che c'era qualcuno nell'armadio; ha aperto un'anta e ha trovato l'ex fidanzato, residente a Canneto sull'Oglio, nascosto lì da alcune ore. La donna ha chiamato i carabinieri che hanno arrestato l'uomo, macedone come la sua ex. «Volevo sapere con chi stava dopo che mi aveva lasciato» si è giustificato.