30.9.10

La Premiere Enquete De Maigret

Il est raccomandable que les inspecteurs possèdent chez eux l'habit noir, le smoking et la jequette, san lesquel il n'est point possible d'avoir accèss dans certaines réunion mondaines.
Une casquette, un foulard, une veste usagée constituent, l'expérience 
l'a démontré, un très efficace déguisement.







La Premiere Enquete De Maigret - Georges Simenon - 2006 - Editions Flammarion

29.9.10

Giuseppina





















































Giuseppina

_Palazzolo (MI)

I miei vestiti
sono belli con i fiorellini
molto carini
hanno i fili argentati e luccicanti come diamanti
quando vado a ballare la gente mi fa i complimenti
anche le mie camicette sono belle
sono dorate e fiorate

28.9.10

Poveri con la griffe. Il lusso coatto e il ritorno al valore intrinseco


Ma chi? Chi facciamo sognare? I pigmei della Guinea o i sottosviluppati che si ritengono graziati da padre Pio perché calzano scarpe Tod's?






 

 

 

 

 

 

 

Poveri con la griffe. Il lusso coatto e il ritorno al valore intrinseco - Paolo Boggi -  Lubrina - LEB

26.9.10

Pipilotti Rist_Massachusetts Chandelier








































Pipilotti Rist, Massachusetts Chandelier. Installation view. Luhring Augustine, 2010

'a glowing piece created using underwear collected from friends and family, lit by two projections.'

24.9.10

Frances





sulla parete acrilico e matita alessandro perelli 1983
 (a close friend)


Frances

_Milano



iI mio armadio:

Io so l'Italiano ma mi esprimo meglio in inglese...
my wardrobe is made up of:

Lets see... mainly pieces I have picked up all over the place, I have travelled a lot for work, and I buy the clothes almost anywhere really, 2nd hand shops I really love I can find mens-boys pieces like old used chinos or fatigue pants... nice jeans too... I would always wear these... but I also have some super girly pieces too ...I love jackets, coats... they must all last a good while and above all... not date!

I add to my wardrobe as I mature... so new pcs in and away wth the old ones that don't fit or are worn to death... I store them away ...not so easy to part with... well... I think its like having a private collection somehow.

Seriously... though... I do hope it does its job... that is... make me look my best!

My favourite pc is this suit, tailor made by Pino, my husband had one made ...then so did I, it looks like a downsized version of he's suit.

My other favorite pc is this 2nd hand blk silk and lace dress... it was a gift frm my husband and it makes me feel just "right" ...funny... not all clothes make you feel "right " even if you love them...

Well... then there are two great jackets I love... both red... one is a woolen jaket that is machine washable and very very warm and just perfect for the European climate
And the other is made of metallic fiber so you can virtually mould it on... it's a superstar piece!

One of my passions is 2nd hand jewelry and lately it's all I've been buying... Clothes can become tedious... but... hey... we all need them!!

Oh! a horrid piece does comes to mind... I once bought a pair of over fashionable trousers, and guess what I only ever  wore them once... thank god!

18.9.10

Design del popolo_paralume














































da Design del popolo - 220 invenzioni della Russia post-sovietica
 Vladimir Archipov_2007_Isbn Edizioni_Milano

15.9.10

13.9.10

Barbara










































Barbara

_Milano

Il mio amico architetto ha fatto questo armadio.
In condivisione con l'altra metà del cielo.

Questi sono i miei capi preferiti.
Il mio scheletro nell'armadio è questo vestito arancione, ho intenzione di rimetterlo il giorno in cui sarò scheletro.

Gianluca

























































Gianluca

_Milano


L'armadio parla da solo.
Io parlo meno dell'armadio.
Ho scelto i miei greatest hits del momento e le evergreen All Star.

Lo scheletro nell'armadio... tanti morti ma non ancora scheletri.

Sacre Sfilate

Gli ampi saloni di San Pietro frusciano di sete e damaschi, risuonano di tacchi di scarpa d'alta manifattura, echeggiando del tintinnare di collane, e questo non nella ricorrenza di un ipotetico santo patrono della moda, ma a ogni celebrazione, in tutte le cerimonie in cui chilometri di stoffa giungono a occupare i sacri luoghi, nel rigore di fogge stabilite dal tempo ma modificate spesso dal capriccio o dall'opportunità. I presuli sono impegnati in una sfilata che ha come primo scopo l'esibizione di un potere spirituale; il papa, nelle differenze delle personalità e delle intenzioni, dà vita a un vero e proprio defilé mistico, di straordinaria sofisticazione.














Sacre Sfilate - Luca Scarlini - 2010 Ugo Guanda Editore

11.9.10

Design del popolo_gruccia






















































da Design del popolo - 220 invenzioni della Russia post-sovietica
 Vladimir Archipov_2007_Isbn Edizioni_Milano

10.9.10

Fabio Mauri















Il muro occidentale o del pianto, 1993, valigie, borse, casse, involucri in cuoio, tela e legno, pianta di edera, fotografia intelata, cm 400 × 400 × 60, Associazione per l’Arte Fabio Mauri, Roma.

L’opera, una delle più rappresentative di Fabio Mauri, è costituita da una serie di vecchie valigie di cuoio sovrapposte e composte in modo da realizzare un muro di quattro metri, dalla superficie regolare davanti e irregolare sul retro, sul quale trovano posto soltanto una piccola pianta di edera e una fotografia della sua prima performance (Ebrea) risalente agli anni settanta. Il muro, esplicito riferimento a quello di Gerusalemme, diventa il simbolo di ogni esilio, di ogni diaspora dove “un senso di trasmigrazione, una storia infinitamente iniziale del dolore del mondo si fa evidente”, come ha indicato l'artista stesso. Nel maniacale tentativo di comporre una superficie regolare attraverso la diversità dei singoli elementi, l’artista vede la possibilità di far quadrare e convivere qualsiasi tipo di diversità. (dal sito del MAXXI)


 
SPAZIO / Omaggio a Fabio Mauri

Dal 30 maggio 2010 al 23 gennaio 2011 al MAXXI_Roma



(grazie a Sonqua Bene Cistò)

9.9.10

Maria Pia
































































Maria Pia

_Milano

Il mio armadio è tutto così ammassato.
Ci sono delle cose che non uso e delle cose che uso ma è tutto lì a portata di mano, è un armadio per tutte le stagioni, un bell'armadio classico.

Questa è la gonna che ho portato di più e sono incredibilmente amareggiata di non entrarci più. Non la metterò più però mi stava anche bene, ero graziosa. Ho cuccato il Tommaso con quella gonna.

Il cappello l'ho messo pochissimo, l'hanno fatto le Del Frate che facevano cappelli particolarissimi per le sfilate.
E' un cappello molto bello di feltro leggero. Quello lì è proprio un bel cappello. Mi piacciono i cappelli ma non li metto mai.

La borsa l'ho cercata per tanto tempo perché mi piaceva il tappeto. Fa parte dell'arredamento, si sposta dall'armadio allo specchio dallo specchio all'armadio. Non la uso mai, trovo più comode le borse che si trovano nei giornali, sono più pratiche.

Avevo un bel vestito, in pratica è rimasto il vestito che mi piace di più, è un tubino nero a fasce che sembri una mummia e poi è di una stoffa che non sciupi mai.

Una volta mi cambiavo più spesso ma non ho mai avuto fantasia per i colori.

Jurgen Bey_Wardnest







































Linnenkas Thuisè _ Jurgen Bey

8.9.10

La Vergogna Delle Scarpe Nuove

[quasi]

C'ero quasi arrivato. Avevo pensato di fare un esperimento al lettore. Gli dicevo Mettiti un cappotto di tuo fratello, o di tua sorella, ce l'hai un fratello, o una sorella? Mettiti un suo cappotto che non ti sei mai messo, gli dicevo, e poi vai in strada. Cammina cammina cammina fino ad arrivare in un posto dove c'è qualcuno che ti può vedere, entra in un bar, faccio per dire. Ecco, fermati adesso. Chi sei? Mi sembrava che come inizio andava anche bene. Da rielaborare.










La Vergogna Delle Scarpe Nuove - Paolo Nori - 2007 - Bompiani

The Wardrobe





Ah, oui, c'est fou...

7.9.10

Benedetta aggiornamento armadio




































Benedetta (aggiornamento, la prima parte è qui)


_Roma

Io e lo shopping non andiamo molto d’accordo. Cioè, io vado spesso al mercato, prendo e pago. Pane, latte, frutta, verdura, carne e pesce. Uova un po’ meno. Le dimentico spesso. Ma, mi dicono, che lo shopping vero non è questo. Questo è fare la spesa.
Prima delle feste di Natale, mi diverto un mondo a scegliere i regali per le persone cui voglio bene. Per alcuni, compro cose assolutamente inutili, per altre, invece più razionali, allestisco cose veramente poco plausibili proprio per restituire il senso della gratuità del regalo. Altrimenti non c’è gusto. Ma, mi dicono, che questo è considerato shopping a metà. Perché il vero shopping lo si fa per sé.
Poiché una scelta, di fatto, esclude tutte le altre possibilità, spesso preferisco conservare uno spazio che è capace ancora di contenerle tutte.
Insomma, se escludo tutto questo, per parlare di shopping bisogna necessariamente parlare dell’acquisto di capi di abbigliamento, scarpe comprese.
Per parlare in modo compiuto di questo argomento ho bisogno, però, di fare almeno alcune premesse.

Premessa numero uno

Io ho un loden. Uno di quei cappotti con un taglio rigoroso, a trapezio; inizia con una cucitura netta precisa che abbraccia le spalle. Un triangolino sulla schiena da cui parte una montagna di stoffa e scende svasata fino a coprire i polpacci. Ha i bottoni tondi, ricoperti di cuoio e ha due buchi sotto le ascelle per agevolare i movimenti. A me piace. La lana è spessa. Sembra una coperta che ti porti dietro da casa. L’interno è a fantasia scozzese. A me piace. Non è molto femminile. Lo vedi più spesso indossare a uomini. Ma a me piace. E’ comodo. La lana è buona e, quando piove, non si bagna perché le gocce scivolano via.
Mi ricordo di averlo sempre avuto. Il loden. Da quando frequentavo il liceo. Ne avevo uno blu. Poi si è consumato talmente tanto che, tra la filatura blu, si cominciava ad intravedere il rosso della fodera interna. A me piaceva. Ma non sono mai stata alla moda. Ora ne ho uno marrone con dei riflessi melange sul giallo e l’arancione. Lo trovo bellissimo. E fin qui, direte voi, de gustibus … Altri si chiederebbero embé?
Ecco, il problema nasce dal fatto che io, il loden, non sono abituata ad indossarlo su giacche e tailleurs.
Ecco, io, il loden, sono abituata ad indossarlo sempre, su tutto. Sui jeans, sulle gonne, sulle tute da ginnastica. Ecco. Forse, sopra le scarpe da ginnastica, sembro più una barbona.
Poi, c’è stato un periodo in cui mi ero fissata con i granchietti. Quelle scarpe di plastica che si usano per andare sugli scogli, fatti da una striscia di plastica che parte dalla punta delle dita fino alla caviglia cui si avvinghia e da tante altre striscioline che ti avvolgono il resto del piede. Sembrano tante gambette di granchio. Appunto. I granchietti. Ecco, io li mettevo anche d’inverno, anche per andarci in giro. Soprattutto quando pioveva. Ecco, io avevo una teoria. Cioè: è meglio asciugarsi i piedi e le scarpe in un attimo, in modo da avere tutti gli arti asciutti e caldi, piuttosto che indossare scarpe e calzini che poi ti sarebbero rimasti ai piedi bagnati per ore e ore. Ecco, io avevo questa teoria.
Però mi rendo conto che, vista da lontano, con il loden e i granchietti, senza calzini ai piedi, in dicembre, dovevo proprio sembrare una barbona. Eppure la mia teoria funzionava. Non mi sono mai beccata un raffreddore in quel periodo. Non so se è stato quello o il fatto che mia madre mi ha fatto indossare i pantaloncini corti fino a dodici anni perché il nostro pediatra era il discendente di un gerarca fascista o aveva origini spartane, ora non ricordo più. Ma, insomma, fino a dodici anni avevo le gambe scoperte. Perché doveva risultarmi innaturale non indossare i calzini soprattutto se portavo i pantaloni lunghi?
Invece, in estate, la teoria si ribaltava. I granchietti erano di plastica e, dunque, con il caldo, era necessario usare i calzini. I piedi non puzzavano mai, contrariamente a quanto accadeva a coloro che si ostinavano a portare le Superga di tela senza calzini. Ero sempre pronta a togliermi le scarpe. Al massimo, poteva succedere che i calzini si impolverassero per lo smog e la terra delle strade di Roma. Ma, insomma, quello era un problema che si poteva ovviare indossando calzini colorati. Molti mi hanno conosciuto così e si chiedono ancora come abbia fatto a trovare anche solo un fidanzato. Ma si vede che i miei fidanzato mi guardavano negli occhi e ai granchietti ci arrivavano sempre troppo velocemente e di sfuggita.
Comunque, a pensarci ora. Non so. Secondo me, ero anche meno freddolosa di quanto sia adesso. Oggi, quando tutti si lamentano del clima africano che, ogni tanto d’estate, colpisce Roma, piena di sole, di afa, di cemento che si deforma sotto le suole dei sandali, io mi beo del caldo torrido e umido che può regalarti questa città. Un caldo talmente straziante che anche le notti diventano notti di lamento collettivo. A me piace. Solo, semplicemente, mi distendo come una lucertola e rilasso i muscoli della mia schiena che comincia a contrarsi a ottobre e si scioglie solo a luglio inoltrato. Ma, insomma, dai racconti che mi fanno gli amici, tutti si ricordano che io andavo in giro in dicembre con la magliettina a maniche corte e il loden a cavalcioni sullo zaino. Niente male.

6.9.10

Erwin Wurm

Fabio Getting Dressed (Entire Wardrobe)










da I Love My Time I Don't Like My Time: Recent Work by Erwin Wurm
2004 Hatje Cantz