18.8.10

Marta















Marta

_Palermo


Questo è il mio antichissimo armadio. E’ antico per davvero, apparteneva ai miei bisnonni, quindi ha la bellezza di almeno cento anni. E’ un armadio altissimo, così alto che il falegname, quando l’armadio passò nella mia cameretta, dovette segare via parte dei piedi così che io potessi prendere più facilmente i vestiti appesi. Mi sono sempre chiesta come facessero i miei bisnonni dato che erano molto più bassi di me!
Quest’armadio è nella mia stanza da circa dodici anni, perché tempo fa mia madre voleva per me una camera stile impero, con tanto di letto in ferro battuto e pomelli in bronzo! E quindi l’armadio, insieme al comodino e colonnetta si abbinava bene. Io, invece, ho modernizzato tutta la stanza a partire proprio dall’armadio: gli ho appiccicato sullo specchio due foto del WWF con gli animali e poi ho aggiunto degli appiccichini gommosi che rappresentano un acquario, che al giorno d’oggi avranno corroso lo specchio con macchie collose indelebili.
Anche se antico e forse vetusto, il mio armadio è molto spazioso, infatti dentro ci sono vestiti e giacche per tutte le stagioni, coperte, cappelli, sciarpe, borse, e anche un cassetto dove dentro tengo dei giocattoli ed oggetti di quando ero piccola, gelosamente conservati lì. Ho sfruttato anche il tetto dell’armadio riponendogli sopra la consolle del “Canta Tu”; uno skateboard; puzzle mai finiti; una collezione incredibile di palline che rimbalzano; e giochi da tavola che utilizzavo da bambina.
La cosa che più mi piace di questo armadio è il grande specchio che si trova sull’anta centrale. E’ comodo perché ti puoi specchiare interamente. Ogni volta che mi vesto questo enorme specchio riflette tutte le mie espressioni, ed è anche pieno di ditate. L’anta centrale essendo poi così grande è difficile da aprire, perché pesa e perché la maniglia è così piccola da spezzarti le unghia quando si tira. Tutte e tre le ante quando si aprono o si richiudono fanno un rumore strano, di legno lesionato, gonfio e tarlato, e a volte mi tocca dare forti manate per incassare bene l’anta. Anche i cassetti sono difficili da uscire e far rientrare, spesso serve un po’ di delicatezza e accortezza nel richiuderli, ma il più delle volte li prendo a calci tanto sono duri. Il reparto estivo è il mio preferito. Ci sono un sacco di vestiti colorati e soprattutto che mi piacciono molto, al contrario della parte dedicata ai vestiti invernali, tristemente di colori scuri e spenti, dove appesi ci sono abiti mai o raramente messi. Diciamo che nell’anta invernale, ci sono gli acquisti sbagliati che ogni tanto tiro fuori solo per non sentirmi in colpa di averli comprati.
L’anta centrale contiene le giacche e i vestiti eleganti, sia che questi siano invernali sia estivi.
Ma ci sono anche dei cimeli, tipo il mio primo e unico tutù da ballerina classica, indossato anni e anni fa. E’ un tutù rosso porpora e per me ha un gran valore affettivo, mi ricorda com’era bello esibirsi in teatro, danzare, ma ha anche una forte carica emotiva che quando lo guardo appeso divento malinconica, lo carezzo come fosse una persona e chiudo l’anta con un sospiro.
Una giacca di cui vado fiera è il mio chiodo di pelle! Questa giacca l’ho cercata per tutta la città; volevo il modello con la cerniera laterale e non potevo trovarlo da nessuna parte. Poi finalmente dopo tanto cercare, eccolo lì, la mia giacca di pelle nera tanto agognata! A dire il vero i primi giorni mi vergognavo a metterla, è un po’ pesante a guardarla e direi anche un po’ tamarra… adesso invece ne vado fiera! La gente quasi ha paura quando mi incontra per strada con quella giacca,soprattutto le vecchiette che si scansano per farmi passare o evitarmi. E dal mio lato metallaro e tamarro si passa a quello dolce e timido che si concretizza in un abitino a pois bianchi su fondo nero. Lo comprai per un battesimo e lo misi solo per quell’occasione. Il fatto è che dietro è aperto, sulla schiena ci sono soltanto dei nastrini di raso nero che mi fanno sentire troppo scoperta. E’ senza spalline perciò basta un movimento sbagliato e crolla giù! L’emblema della scomodità e all’onor del vero mi vergogno non poco ad indossarlo.

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