6.8.10

Christian Boltanski_Personnes










































































L'opera si trova al fondo dell'Hangar, nel grande CUBO. Per accedervi il visitatore deve attraversare la navata lunga immersa nel buio, passando accanto alle torri di Kiefer, e, mentre procede, è accompagnato dai battiti cardiaci che l'artista ha registrato a partire dal 2008, all'interno del suo progetto Les Archives du coeur. Il suono del cuore umano diventa sempre più forte man mano che si avanza nel percorso obbligato che conduce allo spazio illuminato: qui, una grande gru posta sopra a un mucchio di vestiti usati afferra casualmente gli abiti per depositarli qualche metro più in là; rappresentazione del Caso o, per i credenti, della mano di Dio, che sceglie ogni giorno chi sarà espulso dalla vita.
Lo spettatore che ha attraversato lo spazio buio e sonoro, procedendo sul cammino stretto e delimitato da una griglia metallica, senza poter tornare indietro, si trova risucchiato in un'allegoria visiva del destino: la scena che gli si apre davanti evoca, non senza apprensione, la fragilità degli uomini in balia di un fato imperscrutabile. Boltanski, però, non intende sottolineare soltanto gli aspetti inquietanti della vita: egli ama profondamente il suo prossimo e ci conduce a considerare la bellezza dell'esistenza, ad apprezzare la fortuna di esserci, qui e ora, a riflettere sul passare del tempo e anche sulla morte, questioni che le persone sono portate a rimuovere o a evitare, ma che invece sono fondamentali per ciascun individuo.
I vestiti alludono alla morte, alle spoglie mortali, fanno riflettere sulla fragilità umana e sullo scorrere implacabile del tempo, per il quale non c'è una spiegazione razionale e che è assolutamente ineluttabile. 
Ma i vestiti alludono anche alla vita, all'impronta del corpo e dell'anima di coloro che li hanno indossati e che essi conservano. 
Boltanski pur rappresentando la drammaticità dell'esistenza, si oppone a una visione pessimistica, dando dignità a ciascun essere umano, salvandone l'essenza, che è in quei vestiti ma anche nel battito del cuore, che identifica ogni persona e che, conservato nella Fondazione creata appositamente sull'isola di Teshima in Giappone - raggiungibile solo dopo un lungo viaggio aereo, in barca e a piedi e che ha già raccolto 60.000 battiti - si potrà ascoltare per sempre, a futura memoria di ogni singola vita.
L'artista intende coinvolgere i visitatori in tale progetto di conservazione della memoria e, per questo, ha stabilito che dieci giorni prima della chiusura della mostra, ciascuno potrà tenere per sé qualche indumento, facendolo vivere ancora. La montagna di abiti, intanto, diminuirà fino a scomparire, sottraendosi così all'insondabile azione del destino. 

The work is located at the far end of HangarBicocca, in the large CUBE. To access it, visitors must make their way through a long aisle immersed in darkness, passing alongside Kiefer's towers and, as they move forwards, they will hear the heartbeats that the artist has been recording since 2008 as part of his project entitled Les Archives du Coeur. The sound of the human heart becomes ever-louder as the visitors proceed along a compulsory path, towards the illuminated space, where a large crane sitting above a great pile of used clothes randomly grabs a number of the garments from the pile and deposits them a few yards further away. This is an expression of the element of Chance or, for believers, the hand of God that chooses each day who will be expelled from life. Having passed through the dark, sonorous space, we advance along a narrow path delineated by a metal grid, without being able to turn back, as we are sucked into a visual allegory of destiny. The scene that opens up before us evokes, not without apprehension, the frailty of human beings at the mercy of inscrutable faith.
Boltanski, however, does not intend to highlight only the upsetting aspects of life: he feels a deep love for his neighbour and, accordingly, he leads us to consider the beauty of existence, to appreciate the good fortune of being present in the here and now, and to reflect on the passing of time and also on death - questions that people are led to ignore or avoid but which are, in actual fact, fundamental for each individual. 
The clothes allude to death, to mortal remains, making us ponder human fragility and the implacable passing of time, for which there is no rational explanation and which is utterly ineluctable.
But the clothes also allude to life, to the imprint made by the body and soul of those who wore them, which they retain. While representing the drama of existence, Boltanski opposes a pessimistic vision of it, giving dignity to each human being, saving their essence, which is in those clothes but also in the heartbeat, which identifies each person and, since it is conserved in the purpose-built Foundation on the Japanese Island of Teshima (which can only be reached via a long trip by plane, boat and on foot, and now houses 60,000 heartbeats), can be listened to forever, serving as a future memory of every single life.
The artist intends to involve visitors in this project of memory conservation and, for this reason, has decided that, ten days before the closure of the exhibition, each visitor will be allowed to take away one or more of the garments, thus giving new life to them. The mountain of clothes, meanwhile, will be reduced until it finally disappears, thus removing itself from the unfathomable action of destiny.

- dal cataloghino informativo HangarBicocca_Milano
la mostra dura fino al 26 Settembre 2010

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